Sostenibilità e inclusione

Sostenibilità e inclusione

La fine dell’anno si avvicina, e noi di Idea abbiamo pensato di fare il punto della situazione. Il futuro, d’altronde, non è mai stato così presente! Parole chiave come efficienza, innovazione, sostenibilità e circolarità dei prodotti ricoprono una centralità sempre maggiore, e anche chi produce comprende la necessità di investire sempre di più in settori di ricerca e sviluppo.

Chi acquista è sempre più attento a temi quali risparmio, ambiente, territorio e inclusione, e in un contesto del genere anche il nostro ruolo va contro ad una naturale evoluzione, oltre la tradizionale gestione del business. Abbiamo compreso il valore di formazione e aggiornamento continuo: un investimento sulle persone che operano all’interno della nostra organizzazione per soddisfare al meglio i bisogni dei nostri portatori di interesse (progettisti, installatori, imprese, utilizzatori finali). Ma questo, solo, non basta. Altre sfide ci attendono, altri obiettivi devono essere raggiunti: dobbiamo, ad esempio, selezionare accuratamente i nostri fornitori, trasmettendo in maniera adeguata e strategica le nostre competenze al mercato. Per chiudere il cerchio virtuosità e responsabilità devono essere i nostri punti cardine. Partendo da qui, pronti ad accogliere tutte le nuove sfide che il futuro ci riserverà, la prospettiva non può che essere positiva!

Il 2023 volge al termine, portando con sé importanti traguardi e sollevando interrogativi e nuove opportunità. Non è più possibile ignorare tematiche di sostenibilità ed inclusione, sempre più ricorrenti nella nostra quotidianità e – ne siamo certi – di fondamentale importanza per gli sviluppi futuri.
Ci siamo mai chiesti cosa ci sia dietro un prodotto, vuoi che sia un mobile, un rubinetto o una piastrella? Oltre l’estetica, il design ed i processi produttivi che ne permettono – a partire dal progetto – l’installazione e l’utilizzo nelle nostre case, quali sono gli investimenti che le aziende compiono per garantire che quell’oggetto che eroga ogni giorno acqua non la inquini, oppure che i componenti del mobile non emettano vapori dannosi alla salute e così via? Dietro ad ogni Azienda ci sono ricerche ed investimenti poco conosciuti dal pubblico, spesso per colpa delle stesse che, forse per un malinteso senso di modestia, non comunicano con sufficiente forza questi argomenti.

Parliamo delle certificazioni, ovvero di tutti quei laboriosi (e costosi) processi cui i fabbricanti – quelli seri – si sottopongono per migliorare se stessi ed i propri prodotti. Possiamo dividere le certificazioni in due tipologie: una riguardante i processi interni all’Azienda, l’altra invece relativa a tutto ciò che viene mandato sul mercato, e quindi utilizzato dal consumatore. Abbiamo delle normative e linee guida (ISO 9001, UNI EN ISO 14001, UNI EN ISO 50001, UNI EN ISO 45001 ISO 17889-1, UNI EN ISO 14021) che impegnano il sottoscrittore a continui miglioramenti dei processi Aziendali, volti anche alla gestione ambientale e dell’energia, nonché quelle relative ad evitare rischi per chi opera nei comparti produttivi. Sembrano cose poco interessanti ma, in un paese che vanta il triste numero di quasi 700.000 infortuni sul lavoro nel 2022, riflettiamo che forse è bene sapere a chi ci affidiamo al momento di un acquisto. Perché questi criteri implicano anche l’inclusione dei dipendenti nelle scelte Aziendali e nella relativa parte formativa. L’inclusione del personale nella filiera d’informazione e formazione sulla qualità, della sicurezza e dell’ambiente, porta a migliorare e prevenire così inquinamento, incidenti, infortuni e malattie professionali.

Pensiamo ad esempio all’elevato impatto di un impianto di cromatura e di come la ricerca porti a sostituire sostanze pericolose ad alto contenuto di piombo con altre meno pericolose. Altri aspetti della sostenibilità, quale fattori interni all’Azienda, sono l’utilizzo di materia riciclata, l’assenza o quasi di scarichi idrici, con il conseguente riutilizzo delle acque reflue del ciclo produttivo, cosa molto importante, per esempio, nel comparto ceramico. Un produttore di qualità cerca di tenere sotto controllo gli aspetti ambientali, a partire dalla progettazione, applicandoli ai processi aziendali. C’è poi chi va oltre e definisce dei criteri (ISO 17889-1) che normano la sostenibilità delle piastrelle di ceramica per tutto il loro ciclo di vita, utilizzando indicatori qualitativi e quantitativi per le prestazioni ambientali e per la responsabilità sociale ed economica relativa alla progettazione, produzione, installazione e utilizzo del prodotto. Questo vuol dire preoccuparsi di ciò che avviene dopo che il prodotto è uscito dalla fabbrica, conseguendo un impegno volontario, per tutta la durata della sua esistenza. Anche il packaging, se viene ridotto, contribuisce ad un minore impatto sull’ambiente. Se poi le materie prime vengono reperite il più possibile sul territorio e l’Azienda opera in stretta sinergia con artigiani locali abbiamo significativi risparmi di combustibile e quindi anidride carbonica non prodotta (trasporti).

Ora forse vale la pena soffermarsi un attimo e guardare oltre, magari andando sul sito di quel marchio che ci ha fatto innamorare in showroom per l’estetica, e cercare… cercare quella parola magica che si chiama sostenibilità, verificando a quali certificazioni è legata. Forse così facendo capiremo meglio cosa c’è dietro un prodotto e quali sono i fattori che ne determinano in ultimo il prezzo. Perché il valore immateriale di un oggetto spesso è legato a scelte che comportano la fatica e l’impegno quotidiano di uomini e donne che lavorano per migliorare se stessi ed il mondo in cui viviamo.

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